USMIA TFS: La Corte Costituzionale, dà ragione ad USMIA.

USMIA ha scritto ai Ministri, della Difesa, del Lavoro e al presidente dell’INPS.

Oggetto: Statali, La Consulta si esprime sull’incostituzionalità sul ritardare il pagamento della

liquidazione (TFS/TFR).

Signor Ministro,

il 2 dicembre u.s. intervenimmo con un comunicato stampa recante “Rateizzazione del TFS dei militari posti in quiescenza – l’INPS presta le somme di denaro che avrebbe dovuto, invece, erogare senza rateizzazioni ne’ penalizzazioni.“. In particolare, ci riferivamo alla paradossale iniziativa dell’Ente previdenziale che si premurava di prestare somme di denaro ai dipendenti pubblici in quiescenza, nell’attesa che questi ricevessero il Trattamento di Fine Servizio o Rapporto (TFS/TFR) che la stessa INPS continua tutt’oggi ad erogare con ingiusto ritardo, dilazionandolo in un arco temporale fino ad un massimo di 3 anni (https://usmia.it/usmia-rateizzazione-tfs-dei-militari-posti-in-quiescenza-linps-presta-le-somme-di-denaro-che-avrebbe-dovuto-invece-erogare-senza-rateizzazioni-ne-penalizzazioni/ ).

Tuttavia, come affermato dalla Corte Costituzionale, il TFS/TFR dei dipendenti pubblici, ivi compresi i militari, è da considerarsi alla stregua di un “salario differito” e, quindi, deve essere erogato nel rispetto della legge (articolo 26 del DPR n. 1092 in data 29 dicembre 1973), la quale stabilisce che “l’effettiva corresponsione dell’indennità … deve avvenire … immediatamente dopo la   data di cessazione dal servizio e comunque non oltre quindici giorni dalla data medesima…”. 

La stessa Corte, lo scorso 19 giugno, è nuovamente intervenuta in materia -Sentenza n. 130/2023- ribadendo che “il differimento della corresponsione dei trattamenti di fine servizio (TFS), spettanti ai dipendenti pubblici che hanno cessato l’impiego per aver raggiunto il limite di età o di servizio, contrasta col principio costituzionale della giusta retribuzione.

Il principio non è relativo solo alla congruità dell’ammontare della somma corrisposta, ma anche alla tempestività dell’erogazione”.

Secondo la Corte Costituzionalespetta infatti “al legislatore individuare i mezzi e le modalità di attuazione di un intervento riformatore, che tenga conto anche degli impegni assunti nell’ambito della precedente programmazione economico-finanziaria…” e che “…la discrezionalità del legislatore non è temporalmente illimitata e non può essere tollerabile l’eccessivo protrarsi dell’inerzia legislativa.”. 

Alla luce di quanto indicato, se è vero che i provvedimenti dei precedenti governi, approfittando di un momento emergenziale, hanno a suo tempo stralciato/novellato le norme previgenti riguardo ai tempi di erogazione dell’indennità di fine servizio procrastinando la rateizzazione delle indennità di cui trattasi, ingiustamente, sine die, è anche vero che oggi non vi possono essere più giustificazioni. Inoltre, l’Ente previdenziale lo scorso anno ha dichiarato un avanzo di oltre 7 miliardi di euro e una situazione patrimoniale netta positiva di 23 miliardi di euro, al punto che aveva deciso di “prestare” i soldi a coloro che, posti in quiescenza erano in attesa di ricevere il trattamento di fine servizio.

In definitiva, i principi di diritto già enunciati dal Tribunale Regionale Amministrativo del Lazio (ordinanza n. 06223/2022) e più volte dalla Corte Costituzionale non lasciano spazio ad alcun dubbio interpretativo e si traducono nel seguente assioma: “deve essere ripristinata la norma originaria che prevedeva la tempestiva erogazione del Trattamento di Fine Servizio o TFR, senza alcuna rateizzazione”. 

Ci auguriamo che non si ripeta, anche questa volta, la sterile opposizione da parte dell’Ente previdenziale o dell’Amministrazione che, come già avvenuto in passato, hanno ripetutamente costretto i militari a nuovi dispendiosi, lunghi e inutili contenziosi.

Sig. Ministro, confidiamo, pertanto, nella Sua autorevolezza e nella Sua sensibilità affinché una questione così sentita possa essere risolta nel più breve tempo possibile, consentendo -in un periodo caratterizzato da incrementi inusitati del costo del denaro- un significativo miglioramento della vita di tutti coloro che, dopo una lunga e usurante carriera, potranno recuperare, tempestivamente, somme, spettanti loro di diritto, con le quali affrontare, tra l’altro, le molteplici necessità economiche, come, ad esempio, adempiere in modo definitivo ad impegni finanziari già assunti, magari da tempo.

Roma 1 luglio 2023

La Segreteria Generale

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