USMIA scrive al Ministro della Difesa On. Guido CROSETTO in merito alle deleghe sindacali.

Gli appartenenti all’Unione Sindacale Militari Interforze Associati hanno sempre fermamente creduto nella necessità di dover addivenire ad una riforma della Rappresentanza militare che potesse conferire a tale Istituto nuove e più efficaci prerogative, così da poter permettere di sostenere al meglio le esigenze del personale, a beneficio della compagine militare e delle stesse Istituzioni a cui essi appartengono.

Il lungo iter approvativo della legge n. 46 del 28 aprile 2022 concernente le libertà sindacali dei militari, è testimonianza della complessità della riforma in via di attuazione nonché delle diverse sensibilità evidenziatesi rispetto a tale cambiamento e, infine, dei timori, non sempre infondati, circa i rischi di strumentalizzazioni esterne nei confronti di una particolare categoria di lavoratori, chiamati a svolgere compiti impegnativi in scenari che la più stretta attualità, ci fa ritenere possano essere ancor più complessi, rispetto a quelli a cui siamo stati abituati negli ultimi decenni. 

Con il completamento dell’iter per l’iscrizione all’albo delle Associazioni professionali, avevamo ritenuto di aver superato il percorso burocratico più lungo, durato quasi 6 mesi, e, invece, oggi, ci troviamo a dover constatare che un nuovo ostacolo imprevisto si frappone sul nostro cammino.

I nuovi sodalizi sono organizzazioni, a carattere privato, che si possono sostenere, sempreché sapranno meritarsi la fiducia dei propri colleghi, attraverso le deleghe per i contributi sindacali le quali, secondo l’articolo 13 comma 3 della legge 46/22, potranno essere valide ai fini della misurazione della consistenza associativa, solo se di importo non inferiore allo 0.50% dello stipendio. 

Orbene, recentemente il Dipartimento dell’Amministrazione Generale del Personale e dei Servizi del M.E.F. ha sostanzialmente comunicato che non terrà conto né della legge n. 46 né del successivo DM e provvederà ad applicare la trattenuta non solo sul trattamento stipendiale e indennità operativa fondamentale, ma altresì, senza possibilità di esclusione, sulle indennità operative e maggiorazioni che confluiranno mensilmente anch’esse sull’importo netto, a cui sarà applicata complessivamente la percentuale dello 0,50%, configurando, dunque , quote associative mensili del tutto esorbitanti e sperequative.   Con tale criterio, si registreranno trattenute diverse tra parigrado, tra Forze Armate e tra Forze Armate e l’Arma dei Carabinieri che, diligentemente, sin dalle prime fasi del 2019 aveva previsto, a differenza delle Forze Armate, la trattenuta stipendiale, potendo contare sull’autonomia assicurata, non dal NoiPA, ma dal rispettivo, efficiente Centro Nazionale Amministrativo.   La deliberata decisione del Dipartimento dell’Amministrazione Generale del Personale e dei Servizi del M.E.F., rappresenta un fattore ostativo che contribuirà ad allontanare gli Associati e che configurerà un danno patrimoniale ai Sodalizi che hanno significativi costi gestionali, ormai in arretrato, da sostenere anche per legge (Canoni, parcelle professionali, DPO, Abbonamenti per piattaforme informatiche, ecc.) e che praticamente dallo scorso mese di maggio sono impossibilitate ad autofinanziarsi per le lungaggini burocratiche ed inflessibilità, rilevatesi solo ai danni dei Sindacati relativi alle Forze Armate. 

Auspichiamo che il Ministro della Difesa voglia accogliere questa nostra istanza tesa a richiedere un suo diretto, Autorevole interessamento volto ad ottenere da parte del M.E.F. un immediato cambio di rotta, l’urgente rispetto delle disposizioni della legge n. 46/22 e del conseguente Decreto Ministeriale, consentendo alle Associazioni di Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare di esercitare, finalmente, le proprie prerogative di legge, potendo onorare peraltro gli impegni economici gestionali già assunti da tempo.

Roma 7 marzo 2023

La Segreteria Generale

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