L’ALLARME SICUREZZA DELL’U.S.M.I.A. CARABINIERI: OCCORRONO PIÙ TUTELE E REGOLE DI INGAGGIO CHIARE, ALTRIMENTI “DISARMATECI”!

MANIFESTAZIONI NON AUTORIZZATE: IN CHE MODO E CON QUALI MEZZI VA CONTENUTA/RESPINTA UNA FOLLA TUMULTUOSA?

Carmine Caforio – Segretario Generale U.S.M.I.A. Carabinieri – esprime preoccupazione per la tensione sociale che si sta diffondendo nelle ultime settimane in Italia a seguito dei conflitti bellici in atto – tra cui quello in Palestina. Nel medesimo contesto rimane fortemente indignato per il tenore delle critiche, accompagnate in alcuni casi da gravi offese, mosse pubblicamente nei riguardi delle Forze dell’Ordine, anche da parte di noti esponenti politici e provocatoriamente, afferma: “occorrono urgentemente tutele adeguate e regole di ingaggio chiare, altrimenti applicate sulle nostre uniformi una vistosa matricola identificativa e “disarmateci”.

Se ai leoni da tastiera si accodano anche personaggi pubblici, la già delicata situazione sociale che in questo momento sta vivendo la nostra nazione potrebbe essere “incoraggiata” e precipitare irreversibilmente. L’ordine e la sicurezza pubblica – sottolinea Caforio – rientrano in un ambito assai delicato che va gestito con attenzione e competenza dalle Autorità preposte a tale scopo; non può trasformarsi in un argomento su cui fondare processi avventati e sommari che condizionano e soprattutto fomentano, spesso in maniera distorta, l’opinione pubblica. I processi si celebrano in Tribunale e il giudizio non deve scaturire dall’esame suggestivo di una “manganellata” che apparentemente poteva essere evitata, trascurando un insieme di fattori che vanno inquadrati in uno scenario ben più ampio e complesso il cui “dominus” indiscusso è la Magistratura, nei confronti della quale riponiamo massimo rispetto e incondizionata fiducia.

Le fonti di prova necessitano di essere vagliate insieme ad una serie di circostanze – comprese quelle che non possono essere catturate dalle telecamere – di cui si parla poco, ma indubbiamente determinanti per l’accertamento dei fatti. Parliamo della stanchezza, dello stress e della tensione accumulati dagli operatori di polizia che per lunghe ore (a volte senza la possibilità di potersi dissetare e persino andare in bagno) rimangono “immobili come delle statue inanimate”, faccia a faccia con i manifestanti che vilipendono le loro divise con sputi, spintoni, pugni e calci, cercando, in tutti i modi, di provocare lo scontro, oltrepassare lo sbarramento e raggiungere gli obiettivi sensibili da devastare. 

Senza entrare nel merito di valutazioni che non ci competono e dissociandoci da qualsiasi forma di azione illegittima non commisurata ad una minaccia/violenza attuale e concreta, prendiamo come esempio la manifestazione studentesca pro – Palestina svoltasi a Catania. Anche in questo caso, il corteo – inaspettatamente e disattendendo all’ordine dell’Autorità – ha deviato il percorso pianificato, così riuscendo a raggiungere e ad “attaccare” un McDonald’s, accusato di aver donato pasti all’esercito israeliano. Un atto intollerabile che, grazie al cordone di poliziotti posti a protezione dell’obbiettivo sensibile da difendere, ha provocato solo danni alla facciata del locale, evitando conseguenze ben più gravi.

Gli eventi verificatisi a Pisa, Firenze ed in ultimo a Catania evidenziano la complessità delle dinamiche, quasi sempre imprevedibili, delle manifestazioni non autorizzate. La difficoltà oggettiva che incontrano le Forze dell’Ordine durante il servizio – certificata anche dal preoccupante incremento delle aggressioni – è un dato inconfutabile e allarmante che dovrebbe indurre un po’ tutti a riflettere. Non dimentichiamo che il misero stipendio di un operatore di polizia (circa 1.400 euro al mese), non di rado, viene ulteriormente decurtato dalle spese legali sostenute per difendersi da accuse spesso infondate e da quelle sanitarie per curare le ferite riportate sul campo.

La sicurezza pubblica, in una società moderna e civile come la nostra, è una priorità tesa a garantire l’incolumità di tutti i cittadini, compresa la libertà di pensiero e di espressione. A maggior ragione le azioni delle Forze dell’Ordine meritano di essere valorizzate e valutate nel loro insieme, senza permettere a nessuno di gettarle nel tritacarne mediatico che puntualmente mira ad indebolire i poteri dello Stato e rafforzare chi li vuole sovvertire.

Caforio conclude: “i manganelli non sono il “fallimento” delle Forze di Polizia, ma la conseguenza dei primi sintomi di una crescente ribellione sociale che si manifesta in particolare tra i giovani adolescenti, facilmente adescabili poiché privi di punti di riferimento; un esempio su tutti sono le fatidiche baby gang. Fenomeni che vanno ricercati nell’affievolimento dei pilastri fondanti della società, come la famiglia, la didattica nelle scuole, l’educazione civica, il principio inderogabile dell’uguaglianza nella diversità, la religione, lo sport, a cui si è aggiunta un’accoglienza indiscriminata – in molti casi mascherata da falso buonismo – che da un lato ha permesso a loschi imprenditori di arricchirsi attraverso lo sfruttamento del lavoro clandestino, dall’altro il soggiorno gratuito e la radicalizzazione di criminali in “terra franca”.

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