5.000 € PER UN DEPUTATO NON E’ UNO STIPENDIO D’ORO E VITALIZI RIPRISTINATI

1.400 € LO STIPENDIO DI UN CARABINIERE, PENSIONI PENALIZZATE E CONTRATTO FORZE DI POLIZIA SCADUTO

Basterebbero solo i titoli per illustrare con chiarezza la forte e crescente delusione che ormai da tempo affligge il comparto Difesa e Sicurezza. Attraverso questa accorata riflessione, il Segretario Generale USMIA Carabinieri Carmine Caforio si rivolge al Governo, auspicando che sia giunto il momento di occuparsi concretamente anche delle migliaia di donne e uomini in uniforme che, a causa di salari inadeguati, di un contratto di lavoro scaduto da circa due anni, di un futuro pensionistico fortemente penalizzato dal mancato avvio della previdenza complementare, a cui si aggiunge un caro vita inarrestabile, rischieranno presto di finire sul lastrico.

Se qualcuno ha ritenuto legittimo ripristinare i vitalizi tagliati agli ex Senatori e se un importante esponente del Parlamento afferma giustamente che uno stipendio di un Deputato, pari a 4.718 euro netti al mese, non è da considerarsi uno stipendio d’oro (senza contare rimborsi spese, diaria e svariati benefit), perché sulla base degli stessi criteri non si ritiene gravemente iniquo e umiliante che un servitore dello Stato per mantenere la sua famiglia debba continuare ad arrancare con uno stipendio di 1.400 euro al mese e, non di rado, essere persino costretto a contrarre debiti rischiando di non riuscire a onorarli? Perché, dopo 40 anni di rischi, rinunce e sacrifici affrontati insieme ai famigliari dovrà vedersi “depredata” anche la pensione che abbasserà ulteriormente il suo tenore di vita? Com’è possibile che tutto ciò sia accaduto?

Non intendiamo fare i conti in tasca a nessuno – sottolinea Caforio –, e aggiunge: “questa volta, al contrario, siamo noi a chiedere alle Autorità politiche di riferimento di calarsi nei panni di quei Carabinieri impegnati, diuturnamente e in ogni angolo del territorio, per garantire la sicurezza nel nostro Paese, affinché anche i loro sacrifici vengano riconosciuti, valorizzati e soprattutto retribuiti con equità. Siamo uno dei Paesi fondatori dell’Unione Europea, tuttavia le Forze dell’Ordine italiane, benché siano tra le più apprezzate al mondo, continuano a essere quelle meno retribuite e tutelate”.

L’astensione dalle urne segna un dato storico inconfutabile e soprattutto preoccupante per la politica italiana. L’imminente Legge di Bilancio sarà il banco di prova che il Governo dovrà superare per dimostrare “con i fatti” che è giunto il momento di reperire le risorse indispensabili per strutturare un rinnovo contrattuale dignitoso che, tra le altre cose, preveda la detassazione dei compensi accessori, dando consistenza alla legge sulla specificità (Art. 19 Legge 183/2010). Caforio conclude: “in un momento di dilagante crisi economica e forte tensione sociale, le spese sostenute per garantire la sicurezza non possono e non devono essere interpretate come un costo, ma come un investimento redditizio, necessario a salvaguardare la libertà dei cittadini e stimolare lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese.

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